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Amici lettori e appassionati di musica d’autore, vi propongo l’intervista che ho realizzato a Francesca De Mori, in uscita con il nuovo album “Altre strade”.

Francesca De Mori è un’artista di ricerca, interessata da sempre alla musica jazz, al canto, alla sperimentazione e al “ritorno agli elementi naturali”, attraverso la composizione e l’interpretazione, in cui trova rifugio la sua sensibilità umana. Inizierei proprio con il parlare di queste tue esperienze, apparentemente distanti, ma molto vicine tra di loro, se vogliamo considerare il tempo in linea orizzontale.

Buongiorno a te Mirko e a tutti i lettori. E’ vero, possiamo considerare il tempo in linea orizzontale. “Il tempo è l’intuizione di noi stessi e del nostro stato interno”, scrive Kant. E’ una frase che adoro. Il tempo può essere soltanto sentito, non definito, non è una figura, non ha luogo, e rappresentarlo simbolicamente come linea del tempo è un buon suggerimento. Personalmente quando mi capita di raccontare la mia storia sento che per alcuni episodi è come se raccontassi un film. Non nel senso del sorprendente, la mia vita ha ed ha avuto alti e bassi, come per tanti, bensì nel senso che molta tensione psicologica è diminuita. Ho iniziato a cantare come professionista dopo essere andata a vivere da sola. Avevo circa 21 anni, svolgevo una professione completamente differente, ma non stavo bene. Da lì dopo due anni cantavo, grazie all’intuizione di alcuni amici che mi incoraggiarono a farlo. Ero sempre attaccata alla radio in soggiorno e cantavo sempre nei ritagli di tempo libero. E da lì partirono tutte le mie esperienze e lo studio del canto. Così tutto si è intrecciato, come in un ologramma.

Non solo di musica si nutre la tua anima, quale altre passioni coltivi e quanto hanno influito sulla tua percezione della comunicazione in musica e parole? Mi sembra di aver capito che hai studiato, oltre le discipline sopraelencate, anche teatro.

 Ho studiato teatro a Vicenza e poi a Milano, ma la grande “rivelazione” l’ho avuta incontrando la pratica bioenergetica. Ho iniziato una scuola a Milano, Istituto Ipso, e ho svolto parallelamente al canto e al suo studio un percorso triennale di formazione in counseling corporeo e ricerca personale, scoprendo che molte tensioni vocali sono legate a tensioni nel corpo. In breve, secondo A. Lowen, padre della bioenergetica, il corpo è l’inconscio e oserei dire, tesi confermata anche dalla Dott.Laura Pigozzi, la voce lo è. Nella voce si radica il nostro tesoro. Attualmente sto studiando fisiologia della voce cantata e parlata di Gisela Rhomert a Lichtenberg e sono molto attratta dallo studio del potere della  risonanza vocale creata dalle armoniche e dal loro potere armonizzante. Per ultimo sto per terminare il corso di massaggio sonoro con le campane tibetane, metodo di A. Rabenstein. La parola è dunque per me corpo.

 Comprendo perfettamente ciò di cui parli Francesca. Il tuo progetto nasce da un’esigenza musicale, ma anche da un flusso di energie, immagino direzionate intenzionalmente. Che ruolo hanno lo studio delle energie, nel tuo percorso? Te lo chiedo da diretto interessato alle materie olistiche in genere e a quelle legate al mondo della musica e delle energie sottili.

 “Altre strade” quadra il cerchio, per quanto mi riguarda, come interprete. Dopo 20 anni di serate live, avevo bisogno di materializzare un album. L’incontro con Daniele Petrosillo, che ha scritto musica e parole di tutti e 5 i brani inediti, è stato fondamentale per questo. Insieme abbiamo affrontato molti temi e devo dire che la sua scrittura si è plasmata sulla mia persona. E’ stato un processo alchemico e di incontri. Lo stesso Salvatore Pezzotti, pianista nel disco e che si è occupato degli arrangiamenti del Quartetto d’Archi Archimia, è stato un incontro sincronico. Avevo manifestato, poco tempo prima, di avere gli archi nel disco e abbiamo scoperto che lui era diplomato in composizione. Sono convinta che il continuo lavoro di analisi e di “lavoro” sul corpo, mi abbia guidato e permesso di vincere alcune resistenze interiori direzionando la mia forza psichica. Come mi disse Marco Pesatori, iniziare un percorso di psicoterapia è prendere la laurea in se stessi. La Dott. Laura Pigozzi ci ha dato un grande aiuto anche nella revisione dei testi delle canzoni.

So che hai partecipato a diversi concorsi. Puoi parlarci di queste esperienze e quale contributo professionale e artistico hanno portato nella tua vita?

 Le esperienze in questo settore non sono mai troppe. Ognuna porta con sé un messaggio e anche se un “no” ti pone a contatto con una frustrazione e ti può all’inizio disorientare, poi ti può dare l’occasione di ricalibrare il tuo desiderio e la tua intenzione. Ho avuto anche dei “sì”. Come la volta in cui  ho mandato un video, di una mia reinterpretazione di una  canzone di De Andrè “La guerra di Piero”, al concorso “The voice of Radio2” e sono stata selezionata fra migliaia arrivando ad un passo dalla finale.

Cosa ha a che fare con te il CET, scuola autori del grande Giulio Rapetti, in arte Mogol?

 Anche lì altra esperienza in apparenza casuale. Era appena mancato improvvisamente mio padre e avevo inviato dei brani al CET. Ero molto giù e fui chiamata per la selezione. Andai e vinsi la borsa di studio. Ricordo che arrivai da quelle parti, vidi un arcobaleno e capii.

Gli arcobaleni portano buone nuove, è vero. “Altre strade”, ultimando un attento ascolto, è un lavoro di finezza compositiva, con tempi inusuali e articolati, che lascia spazio a una visione profonda della vita, a uno scrutare il tempo ignorando la componente lineare, lasciando alle forze che regolano il rapporto di scambio tra natura e uomo, il compito di riequilibrare le disarmonie del corpo, della mente, dello spirito. Parlaci del tuo nuovo album e di questa tua propensione alla ricerca, attraverso la musica.

 Grazie per quanto scrivi. Novalis afferma che “ogni  malattia è un problema musicale, ogni cura è una soluzione musicale…”.  Se penso alle canzoni inedite, “Altre strade”, canzone in cui partecipo nella scrittura del testo, ripete quasi ossessivamente di lasciare andare il passato ma, non nel senso di dimenticarlo, ma nel senso di di liberarlo; “Come l’acqua” è una ballata sulla fragilità umana e un invito a diventare flusso di immagini, respiro; “Liberamente” riprende  il tema della guarigione data dagli elementi della natura, il mare, la pioggia, il fuoco, nella sensibile percezione data dai sensi; “Il gioco delle illusioni” parla delle proiezioni che avvengono nei rapporti e del coraggio di andare oltre le illusioni. E infine “La ruota del tempo” sfiora il tema delle vite passate”.

 Immagino che tu non abbia delle aspettative, lo dico perchè mi trovo nella tua stessa linea di pensiero a-temporale. Come ti vedi nel presente? Sei proiettata verso qualcosa in particolare?

 Siamo in sintonia nel modo di pensare perchè la grande scoperta che ho fatto in questi ultimi mesi è stata proprio quella che posso rinunciare alle aspettative. Ora cerco di godere anche della realizzazione in senso fisico di un lavoro che è stato di circa 2 anni, fra scrittura, registrazione e tutto il resto. Ma era già in potenza molti anni fa e questo lo sento molto vero, proprio per il discorso sull’atemporalità. Questo non significa che non ci siano desideri, partenze immaginate.

 Dico sempre che l’aspettativa sia l’anticamera della delusione. Francesca, per me è stato un vero piacere intervistarti poiché abbiamo un “certo percorso” e visione comune della vita, oltre il visibile e, credimi, ti auguro ogni bene. Come d’abitudine per le mie interviste, ti chiedo di salutarci con un messaggio rivolto al tuo pubblico e alle persone che amano la musica.

 Caro Mirko piacere mio e grazie per queste belle domande stimolanti e profonde. Ricambio l’augurio di ogni bene a te e ai tuoi lettori. Le benedizioni sono un grande intento energetico e ne abbiamo tutti un grande bisogno. Ringrazio chi mi leggerà per il tempo e l’attenzione concessa. Ringrazio e saluto quanti mi sostengono e incoraggiano. Grazie a Lucilla di Lccomunicazione.

Ti ringrazio di averci fatto compagnia e averci reso partecipi di questo progetto di vita e, oltre la linearità del tempo.. 

Mirko Marsiglia

 

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