Commenti disabilitati su Intervista ad Amedeo Miconi che presenta il nuovo disco Rock Virus

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Inizia a suonare la chitarra alla giovane età di 14 anni, come autodidatta, poi a 20 anni si iscrive all’Università della musica di Roma e da li parte tutto.

Intervista realizzata dal cantautore Mirko Marsiglia

Ciao Amedeo, vorrei iniziare la tua intervista lasciandoti libero di scrivere tre righe su di te.

Sono nato a Roma e ho avuto la fortuna di avere una sorella maggiore appassionata di musica. Quindi insieme alle canzoni dello Zecchino d’oro, ascoltavo moltissima “musica adulta”, già intorno ai tre/quattro anni di età. Beatles, Rolling Stones, Bee Gees, Inti Illimani, sono solo alcuni dei gruppi che ascoltavo con grande piacere.

Quanto conta la tua esperienza come musicista autodidatta e quanto invece quella come studente universitario? Sono curioso di capire cosa ti hanno saputo infondere le due esperienze formative, apparentemente così distanti tra di loro. Io, da musicista, ritengo siano entrambi importanti. Parlaci della tua esperienza diretta.

Si credo anche io che siano entrambe esperienze molto importanti. Quando ho iniziato a suonare ho imparato un po’ di accordi, poi mi sono fatto regalare un libro con le canzoni dei Beatles e ogni volta che incontravo un nuovo accordo che non conoscevo, lo andavo a vedere su un manuale. In più cercavo di tirare giù ad orecchio gli accordi di qualsiasi canzone mi piacesse, anche di quelle che non conoscevo ascoltando la radio e poco dopo anche linee melodiche e soli. Qualche tempo dopo ho cominciato a suonare dietro ai e lo trovo ancora oggi un sistema molto valido per imparare i brani, ma anche per divertirsi perché dà la sensazione di suonare con una band. L’esperienza scolastica con un percorso didattico ben definito è altrettanto valida. Se si comincia a frequentare quando già si suona da qualche anno, come nel mio caso, aiuta a dare un nome ad alcune cose che si fanno inconsciamente, rendendo più chiari determinati meccanismi e in più dà la possibilità di impararne tante altre.

Immagino tu abbia fatto una lunga gavetta come ogni grande musicista che si rispetti, tra concerti, live nei locali, apparizioni televisive e quant’altro. Di cosa ci parla il tuo curriculum in tal senso ma, ancor di più, quali opportunità sono scaturite dagli incontri che hai fatto, in questo importante passaggio di vita?

Ho avuto la mia prima band intorno ai sedici anni e ho sempre pensato che fosse molto importante studiare, ma anche suonare il più possibile con gli altri musicisti. Quindi ho sempre cercato di suonare tanto dal vivo, affrontando diversi generi musicali, sia cover che musica originale. Tutto questo ha portato a collaborazioni e importanti occasioni di lavoro, comprese sonorizzazioni e colonne sonore per la Rai, lavori in studio e via dicendo. Una delle recenti esperienze è stata nella band del grande comico Max Tortora, eccezionale anche come persona, insieme a Fabio Di Cocco, Maurizio Porto, Salvatore Leggieri, Fabio Tullio e Sergio vitale.

Quali importanti collaborazioni vanta ad oggi Amedeo Miconi?

Grazie anche alle opportunità scaturite dagli incontri di cui sopra, ho avuto modo di suonare dal vivo con Audio2, Luca Barbarossa, Sergio Caputo, Francesca Alotta, Max Giusti, collaborazioni con il Tour Music Fest con Giampaolo Rosselli, Franco Fasano, Luca Pitteri, Mogol, collaborazioni in studio con Stefano Maggio e Filippo Manni e con GIADAMASTER e via dicendo. Ho avuto il piacere di ascolatare in anteprima il tuo ultimo lavoro di produzione nel 2016, intitolato “Rockvirus” e devo dire che ha catturato tutta la mia attenzione. Il disco annovera la presenza di artisti di chiara fama internazionale. Vuoi parlarci di questa tua nuova creatura e, per mia curiosità personale, a cosa si ispira il titolo dell’album? Nella tua carriera hai spaziato attraverso diversi generi musical. Il titolo viene un suono che ho usato per la title track e mi ha fatto pensare ad una contaminazione, in stile “Alien”, ma in realtà un po’ tutto il mood del pezzo mi faceva pensare a quel nome, un po’ elettronico, un po’ rock, insomma “contaminato”. Il tutto assume un significato più ampio, pensando che nel disco ci sono brani molto diversi, che pur rimanendo in un contesto piuttosto rock, risultano più melodici. Ho avuto l’onore e la fortuna di avere come ospiti speciali, tre nomi di spicco del panorama musicale internazionale: Jennifer Batten, (Michael Jackson, Jeff Beck, ecc…), Mel Collins, (King Crimson, Dire Straits, Alan Parsons Project, ecc…), John Giblin, (Simple Minds, Peter Gabriel, Phil Collins, ecc…). Oltre ad essere i grandissimi musicisti noti a tutto il mondo, sono persone di una semplicità e disponibilità disarmanti. Gli altri compagni di viaggio sono amici e colleghi che lavorano spesso al fianco di tanti artisti nazionali ed internazionali: Salvatore Scorrano, (Steve Phillips, Dire straits, Loretta Goggi, ecc), Gigi Zito, (Nada, Gianni Bella, ecc…) e Salvatore Leggieri, (Renato Carosone, Lucio Dalla, Max Giusti, ecc…), alle batterie, Mario Guarini, (Claudio Baglioni, Samuele Bersani, Gino Paoli, ecc…) al basso, Primiano Di Biase, (Dire Straits, Neri Marcoré, Richard Bennet, ecc…) alle tastiere, al piano alle riprese del suono, Stefano Maggio, (Popstars, Jennifer, Kirchheim, ecc,,,), alle tastiere e al programming. È stato masterizzato al Terminal 2 di Roma da Gianluca Vaccaro e la copertina è opera di Stefano Castiglionesi.

Cosa ti ha spinto a realizzare un intero album da solista? E’ una scelta coraggiosa oggi.

Amo tantissimo la musica strumentale, così come quella cantata, però mi piaceva l’idea di un album completamente strumentale in cui poter descrivere mood diversi, cercando in alcuni casi di sostituire la voce con la chitarra, almeno nei brani con una forma più vicina a quella della canzone.

Di cosa parla la tua musica, cosa vuole trasmettere agli ascoltatori? (solletichiamo un po’ il tuo amor proprio)

Come dicevo, in Rockvirus ci sono diversi “ambienti sonori” e stati d’animo, dovuti anche al fatto di aver perso mio padre durante la lunga lavorazione. Credo che un po’ si rifletta nel lavoro, almeno nei brani che sono stati composti in quel periodo, “Tears” (brano a lui dedicato), su tutti. Tuttavia penso che nel disco ci sia anche una forte dose di gioia e di energia positiva che spero arrivi anche agli ascoltatori.

Cos’ha in mente per il prossimo futuro musicale Amedeo Miconi? Hai dei sogni in cantiere che vorresti realizzare?

Mi piacerebbe riuscire a suonare Rockvirus dal vivo, il più possibile e cominciare a raccogliere idee per eventuali brani nuovi. Vorrei intanto ringraziare Beppe Aleo di Videoradio per aver reso possibile la realizzazione del “progetto Rockvirus” e Lucilla Corioni per il suo eccezionale lavoro per la promozione del disco.

E per concludere, augurandoti il meglio, ti faccio la mia famosa domanda di rito alla fine di ogni mia intervista. Se potessi dire qualcosa al tuo pubblico che viene dal cuore, per salutarci, cosa gli diresti?

Spero vivamente che questo album possa piacere agli ascoltatori e soprattutto di essere riuscito a trasmettere quello che avevo da dire, così da poter salvare i punti forti, se ce ne dovessero essere ed eliminare quelli più deboli per migliorare un prossimo eventuale lavoro…Intanto li abbraccio tutti!

Amedeo Miconi

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