Commenti disabilitati su Intervista ad Antonio Tarantino che presenta il nuovo disco Brasileirissimo

ANTONIO TARANTINO

Amici lettori, il mio salotto musicale oggi si pregia di un artista dalle dita dorate e, come chitarrista, non posso che apprezzare il genere e la maestria di chi fa parlare il suo strumento con tanto coinvolgimento e passione. Considerato, dalla critica specializzata, come uno dei più geniali chitarristi di musica brasiliana, parliamo di Antonio Tarantino, in uscita con il suo nuovo Album “Brasileirissimo” (pubblicato da Videoradio Edizioni Musicali) e della sua fedele compagna, la chitarra.

 Buongiorno Antonio, ti do subito del tu per spezzare il ghiaccio. Da studioso e amante della chitarra, mi onora poterti intervistare e non lo nascondo. Ho ascoltato la tua chitarra e sono rimasto assolutamente colpito dalla tua capacità interpretativa, frutto di anni di doveroso studio e amore per la musica. Quando nasce il tuo grande amore per la chitarra? Raccontaci qualche retroscena, un po’ della tua storia. 

 Il piacere è mio essere intervistato da te. L’amore per la chitarra nasce intorno ai 6 anni, mi trovavo a casa di mio cugino di Roma che mi fece ascoltare qualche canzone di Lucio Battisti. Rimasi subito attratto dalle sonorità di questo strumento tanto che quando tornai a casa cercavo qualcuno che possedesse una chitarra per poterla andare a suonare in quanto la mia famiglia non amava molto la musica. Dopo qualche anno il grande passo, ci pensò mio fratello ad acquistarla con l’intento di impararla a suonare, dopo qualche mese desistè e lo strumento passò a me. Da quel momento non mi sono mai più staccato da esso, studiando fino a 12 ore al giorno.

Battisti colpisce ancora! Hai un curriculum davvero impressionante Antonio, ad una persona normale non bastano due vite per realizzare ciò che hai fatto tu. Leggere, tra le tue collaborazioni, nomi come Toquinho o Tommy Emmanuel, a me onestamente viene la pelle d’oca, ma non sono le uniche collaborazioni. Raccontaci un po’ di questi incontri incredibili direi, se mi consenti, ravvicinati del “terzo tipo”.

 Ho avuto l’occasione di poter suonare on stage con grandi nomi della chitarra in occasione di festival e convention chitarristiche e ciò mi ha arricchito enormemente sia dal punto di vista artistico, sia musicale. Con Toquinho, c’è stato un incontro direi in privato prima di un suo spettacolo nel 1993, suonando e parlando di musica brasiliana, ricordo che mi disse che era molto bello quello che stavo facendo per la musica del suo popolo, in Italia e non. Con Tommy Emmanuel, in pratica, c’è stato un avvicendamento sul palco dopo che mi ero esibito davanti a 3000 persone (non poche per un chitarrista solista) in occasione di una Convention chitarristica nel 2000.

 Le mie interviste, hanno una forte componente emotiva, rispecchiano la mia sensibilità, avete imparato a conoscermi. E allora ti chiedo, se non sono indiscreto, cosa provi quando suoni la chitarra? Vorremmo entrare nel tuo multiverso emotivo.

 Grande passione, voglia di migliorarmi sempre e di gareggiare con me stesso avulso da altri chitarristi, se miglioro allora la giornata è andata bene quando non sono soddisfatto il giorno seguente suono di più, insomma una gara contro me stesso e il tempo.

 Ma parliamo del tuo nuovo progetto in uscita, dal titolo “Brasileirissimo”. Quale visione racchiude questo tuo splendido lavoro musicale? Vogliamo sapere tutto.

 Racchiude la mia concezione musicale che è quella di fondere tecnica, musica, sperimentazioni, non abbandonando l’espressività, la timbrica, la melodicità tipiche della musica brasiliana e italiana.

Alcune domande a bruciapelo! Una scelta su cui ritorneresti indietro, se potessi? L’esperienza che ti ha lasciato il ricordo più bello, ad oggi? Al contrario, una che ti ha amareggiato molto?

 Se potessi eviterei subito le persone che mi hanno fatto perdere tempo che avrei potuto dedicare a persone più interessate ed interessanti. L’esperienza più bella sicuramente quella con la PFM. Amareggiato, invece, per qualche concerto dove il pubblico non era sufficientemente attento.

 Immagino, come tutti, che avrai dei rimpianti, o forse no…quali?

 Nessun rimpianto, rifarei tutto quello che ho fatto

 Abbiamo esempi di grandi autori della storia della musica che, a dir di voci di corridoio, non abbiano studiato musica, nemmeno un giorno della loro vita. Si nasce talentuosi o ci si diventa con la pratica costante e l’impegno? Quali sono le cose su cui dovrebbe focalizzare l’attenzione un musicista?

 Il talento è un qualcosa di innato che si può sviluppare con lo studio costante. Il musicista deve essere bravo a capire, durante lo studio di uno strumento, quale strada scegliere, in cosa eccelle e quella cosa deve approfondire.

Musica commerciale o musica di contenuti culturali?

 Sono a favore della seconda

 Attraverso le parole dei nostri graditi ospiti musicali, cerco di far passare anche delle dritte agli artisti in erba. Di quali caratteristiche necessita un talento oggi per emergere dalla massa, Maestro?

 Prima di tutto grande volontà, spirito di abnegazione, sapere dove si vuole arrivare e, molta ma molta personalità nel costruirsi un’immagine artistica, oltre che doti tecniche superiori alla media.

 Hai praticamente realizzato quasi tutti i sogni più grandi di un musicista, fino ad oggi.

Dove ti vedi nel futuro?

Per quanto riguarda me, nel futuro mi vedo proiettato a sviluppare le tecniche che padroneggio da anni, in favore di un chitarrismo più genericamente latino.

Che bella parlata oggi nel mio salotto, Antonio, ho assaporato i ritmi carismatici di terre speziate di mille note e colori. Come per tutte le altre interviste, ti chiedo di salutarci con un messaggio rivolto al tuo pubblico e alle persone che amano la musica come noi.

 Vi saluto dicendovi, amate tutta la buona musica senza distinzione di genere e ascoltate di più in quanto, oggi, si è un po’ persa questa abitudine. Grazie ancora per l’intervista, vi auguro tutto il meglio………ciao!!!

Vogliamo salutare calorosamente i nostri lettori e, personalmente, vi lascio con una frase estrapolata da un brano di Bob Marley, Coming In From The Cold:  

 «The biggest man you’re ever going to see, was once a baby»
«Il piu’ grande uomo che vedrai, e’ stato una volta bambino»

                                                                                                                                                              Mirko Marsiglia

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