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La pubblicazione del singolo d’esordio del giovane artista emiliano divide il pubblico. L’interesse si mescola con la repulsione, gli ammiratori si scontrano con gli haters… di certo la carica espressiva e comunicativa di M.A.C. non passa inosservata e arriva forte come un pugno nello stomaco.

M.A.C. è l’acronimo di Mario Alessandro Camellini, giovane poeta emiliano del malessere con alle spalle due romanzi psicologici e che ha da poco pubblicato il primo brano musicale inedito dal titolo “Livore” su etichetta Private Stanze. In questo brano le parole urlate di M.A.C. sono accompagnate dai violini di Nicola Manzan (Bologna Violenta) e dalla produzione artistica di Luca Spaggiari (Fargas). Sussurri, urla, arie e melodie si trasformano in un manifesto di una generazione delusa, disillusa, amareggiata da sé stessa e dal mondo che la circonda: “La vita non è vita se hai solo bisogno di attenzioni”.

Il brano è il primo singolo anticipatore dell’album d’esordio di M.A.C. in arrivo in autunno, ed è accompagnato da un suggestivo videoclip (opera del regista Francesco Boni) interamente girato nella casa/museo di M.A.C. che ben raffigura l’immaginario onirico-surreale del giovane artista. Il video ha collezionato oltre 20.000 views in meno di 48 ore dalla sua pubblicazione, impressionando (nel bene e nel male) immediatamente il pubblico per la sua forte carica espressiva. Ciò che si evince dai commenti rilasciati sui profili social dell’artista è una forte discrepanza: M.A.C. lo odi o lo ami, ti colpisce diritto alla pancia e te ne innamori oppure lo rigetti con forza non riuscendo neanche a terminare la visione del video. Di certo M.A.C. rappresenta in pieno e racconta (anzi ti sbatte in faccia) il disagio e la depressione di un’intera nuova generazione di giovani che nelle parole di “Livore” o si ritrovano in pieno oppure ne rifuggono spaventati.

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